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Le prossime nostalgie

E’ tempo di scelte nuove. Quello che manca non assomiglia affatto a quel che c’è e così, mia cara, non posso più aspettare. Quel pugno di lacrime buone del tempo che è stato non ha più sorgente e dio, se serve coraggio a chiudere la porta e dirti addio. Il bene che ci si vuole è un giorno che non ha tramonto, malgrado me, malgrado te e vedrai che tutto andrà bene, che l’incessante confusione che non smette mai di lasciarci resterà nelle nostre mani come resta la notte e il senso di quell’abbraccio che racchiuse in un istante tutta la tenerezza che sapemmo e volemmo sentire. Vedrai, vedrai mia cara, la pioggia continuerà a cadere sulle nostre parole  e sulle prossime nostalgie ma quel piccolo dolore si scioglierà come un fiocco di neve sulle labbra innocenti di un bambino. No, non ti mancheranno i miei sorrisi, le mie folli articolazioni di concetti impervi e improbabili. Le mie dita del resto oggi sono stanche e i fogli restano bianchi, le parole mute. Quanta immaginazione ci vuole per andare avanti, per sentirsi oltre. Qualsiasi scena è parte di questo unico film che è la vita e dentro lo scorrere di sensazioni mai sazie, dentro questo tempo comunque ingenuo, straordinario e pazzo, scopriamo giorno dopo giorno quanto difficile sia assecondare le necessità del cuore, quanto insufficiente sia sempre e per sempre il nutrimento vero dell’amore. Cavalchiamo idee, sogni e aspettative inventandoci luoghi che non esistono, cuori che non esistono. Forse per non morire dentro, magari per non spegnere la speranza che il dare e  l’avere siano porte soltanto socchiuse. Custodiamo le parole migliori nella mente perché il loro suono echeggi almeno dentro di noi, lo facciamo per paura, per necessità, per scelta. Instabili desideri che fanno tremare il cuore e poi no, no mia cara: se fossimo davvero degni e innamorati di questa vita avremmo sempre il coraggio di dire, di fare, di andare. Le frontiere dell’anima sono intrecci di vincoli, codardie e incapacità di osare, di andare oltre. Così ho scelto di andare. Andare oltre te, oltre me. In fondo basta una luce, un’emozione, un pensiero; basta cogliere una spiga di grano in mezzo a un mare di papaveri, una singola goccia di pioggia sotto la rabbia di un temporale.
Ci sono strade che non dimentico. Ci sono verità che custodisco fra una lettera e un bisogno. In piedi davanti al niente di un cielo terso e sterminato ci sarà ancora una poesia scritta fra le stelle e la mente, fra la luna e una piccola, testarda, dolce e inquieta malinconia. Rifiorisce sempre il campo dei fili dorati che legano mari, bisogni, luoghi e persone. Rifiorisce sempre il perché di un sorriso; rinasce sempre il motivo sussurrato da quegli angeli che sentiamo, che siamo.  Al di qua della porta ti lascio tutto l’amore che posso, ti lascio migliaia di squisite illusioni nate per te dentro le frasi dette o taciute, parole che tremano come foglie ma che non cadono mai, parole che restano tue, come tua resta la fiera, dignitosa bellezza di un mondo meravigliosamente racchiuso.

Lontano, in qualche dove

La spiaggia battuta dal mare in burrasca, la falsa seduzione dell’immaginario, l’intreccio paziente di perfezione e d’inganni, i pensieri complici di un momento compiuto che annulla il senso del tempo e delle ragioni. Nel cuore un turbine di sensazioni dove prendo coscienza della preziosità di quel che sono, di quel che sento. Da tanto tempo una tela attende i colori, da troppo tempo le virtù migliori restano in bilico sull’orlo di parole mute. Inebriato da quest’aria d’autunno che è dolcemente e ancora poesia, ritrovo finalmente il potere di sospendere il silenzio perché so che la sola possibilità per modificare l’incerto è nel coraggio della reazione. Perdere di vista la bellezza sapendo che non si nasconde ma che è lì, come sempre, nelle sfumature delicate di mille cose, è un’imperdonabile disattenzione che affama il cuore. Lasciarsi scivolare fra le dita l’opportunità di nutrire ancora l’anima cogliendo per essa i frutti deliziosi dell’albero della poesia, è l’inumano risvolto di una vita sprecata. Ricompongo i ricordi, li metto seduti al mio fianco e insieme abbracciamo con lo sguardo l’orizzonte con l’inguaribile malinconia da cui non fiorisce dolore ma sempre nuovi, meravigliosi e fertili orizzonti. Lontano, in qualche dove, dentro una lacrima, lungo un sorriso, qualcuno, teneramente sussurra pensieri…

Il senso del pensiero arreso

Hayez-La Meditazione

L’eleganza della poesia non può avere aspetto migliore e il senso del pensiero arreso si abbandona disarmato alle percezioni di una intimità sconfinata e libera.
Quante volte ho cercato di ritrovare momenti, sfogliando le lettere o la memoria, quante volte ho scioccamente rincorso il tempo come fosse mai possibile rincorrerlo. No, non era possibile, ma non c’era istante da lasciare al tempo, non c’era amore che non portasse amore, non c’era niente, niente, niente che potesse perdersi nel nulla. Ogni suono, ogni visione, ogni carezza, ogni tramonto ed ogni assenza erano il volto di un gioco di prestigio che lasciava stupore negli occhi e bellezza dentro il cuore. Oh, non è cambiato molto, lo so, se non il tempo in cui identiche emozioni si rincorrono. Tutto muta affinché nulla muti e così l’intimo sentire suona le stesse, perfette, identiche note di sempre. Perfino la malinconia ha gli stessi suoni, perfino lei non cambia dimora, e danza ancora tra un sorriso e un piccolo dolore. Cosa mai importa se gli anni corrono, se le parole si perdono nel ricordo un po’ ingenuo e un po’ pazzo di sentimenti vissuti poco e rimasti per sempre. Cosa importa se il pianoforte di Tiersen sembra scandire una nostalgia che sfiora il più profondo dei sentimenti e solleva in alto un batticuore che potrebbe uccidere. Strazia squisitamente questo vivere, strazia come le corde di un mai troppo vecchio violino. Un pensiero inafferrabile placa come l’onda più lieve del mare, eccita e stordisce come l’istante che precede il primo bacio. Nulla è già visto o già detto quando un abbraccio sotto le foglie d’autunno accende brividi che escludono il mondo. Questa vita, immutabile inquietudine, irrinunciabile stupore.

Dio, quanto …

Il veliero delle meraviglie

A breve tornerà l’autunno e ricorderai di me le mie parole, i miei silenzi, le mie dita. A breve scenderà quel velo di malinconia che la pioggia racconterà di nuovo nel mistero della sua dolcezza. Nuove necessità spingeranno il cuore a cercare un foglio dove scrivere, un sogno dove andare. A breve ripenserai a quanto inutile sia il tempo che non dice niente, a quanto vuoto riecheggia sulle scale e dentro il letto e a quanto impossibile sembra invece la forza infinita di un sentimento lontano quando scuote più del vento e di mille giorni spesi a fingere il normale esistere. A breve rivedremo da luoghi diversi le foglie cadere e resteremo in silenzio a cercare con la mente le parole non dette nel tempo sprecato a crederci pazzi. E quando la prima goccia di pioggia segnerà il tuo viso sentirai i miei occhi raccogliersi nei tuoi, e forse allora tu piangerai per la felicità di sentire che non sarai mai sola e che con me e senza di me la tua vita è bella come sei bella tu.

Ascoltando “Love Is a Losing Game”

AMY

La tenerezza della tua voce, avvolta da una musica in punta di dolcezza, sembrava contraddire il senso di quel tuo vivere borderline. Pioveva e il nastro d’asfalto si allungava verso un orizzonte privo di soluzione. Non avevo nessuna fretta, ricordo. In viaggio fra paesaggi, musica e pensieri il concetto di tempo si annullava diventando inutile come un qualsiasi orologio senza lancette, e in quel tutto e niente di momenti in movimento (erano i giorni in cui l’amore non conosceva limiti o distanze e le dita si affrettavano a scrivere parole fameliche d’indecenti desideri) tu cantavi la tua poesia vestita di note. “Love is a losing game”, l’amore è un gioco perdente. Così cantavi. La passione, forse stanca, con cui interpretavi la canzone mi prendeva in maniera particolare, mi commuoveva. Immaginandoti pensavo a quanto era facile per noi raccogliere il peggio dell’apparenza e giudicare. Pensavo a come l’indulgenza e la comprensione sembravano concetti da ricondurre generosamente solo a se stessi. Così tu eri Amy la pazza, la drogata, l’alcolizzata. E mentre con quel tono quasi sommesso svelavi il controsenso dell’essere e dell’apparire di te (ma in fondo di tutti noi), mi chiedevo in che modo l’amore non riusciva a vincere sulla solitudine. Già, perché tu eri sola, sola quando migliaia di persone ascoltavano la tua voce straordinaria, sola quando stringevi una bottiglia di whiskey, sola quando barcollavi sul palco e chi prima ti osannava ora, spietatamente ti fischiava incurante del tuo malessere, della tua solitudine, del tuo dolore.

“Love is a losing game” era tutta lì la verità, la tua verità. L’assenza d’amore, una partita giocata e persa. Come te. Perduta e arresa. Divino strumento vocale immersa in un vuoto d’amore lacerante. Spero che adesso qualcuno ti abbracci forte, ti tenga stretta, ti dia un bacio infinito sul cuore. Ovunque tu sia piccola Amy.
Il nastro d’asfalto correva e tu cantavi, ancora e dolcemente, “Love is a losing game”…

Le varianti infinite dei sentimenti

E nel frattempo lei passava?

Il sole di una sera di luglio, vira d’improvviso in un rosso che insanguina il cielo e scivolando dietro il filo preciso dell’orizzonte svanisce come una preghiera, lasciando posto allo stupore inquieto della vita insonne che, generosa e bella, si consumerà come la tempera del pittore creando un sogno che si chiamerà poesia. Petali, carezze e misteri in questa notte di luna piena che svela la prosa immatura e discreta d’ogni cuore che non si arrende alle astuzie del tempo.

Mi sono dato come ho potuto, cercando di districarmi fra le lame insidiose di possibilità e contraddizioni. Sono stato inteso, frainteso, ricambiato, adorato e disprezzato ed oggi non ho parole da barattare se non in cambio di una poesia, perché si può fare a meno di un ricordo o di un pezzo di pane ma non di una poesia, che è quel pezzo di pane che sfama il bisogno di armonia e bellezza. Le strade di ieri hanno i volti e i nomi di chi ha impreziosito il mio tempo con ogni forma possibile d’amore. Le varianti infinite dei sentimenti sfuggono al controllo e al giudizio del bene e del male ed è difficile capire quanto sconfinata sia la dolcezza benefica di un abbraccio se non si conosce l’ implorante bisogno dell’anima di sentire confluire in se il calore, l’amore e l’infinito.
Le distanze sono pareti d’impenetrabile granito, i silenzi spade di ghiaccio che gelano il cuore, ma non conosco distanze, e di silenzi solo quelli la cui pienezza avvolge, si racconta e rende vivi.
C’è un cielo così bello questa notte che riempie gli occhi di lacrime a vederlo e la dimensione del mio sentirmi incredibilmente piccolo al cospetto di così tanto infinito, disarma ogni pensiero regalandomi il privilegio di entrare nel sogno vero dell’esistere, nell’oltre delle parole perdute, dei baci dimenticati, degli abbracci mancati. E poi, domani, avrò nuove ragioni per non dimenticare ed altre per guardare il cielo.

Semi di luce

paris

Quando non si scrive non si sta vivendo.
Così mi diceva il pensiero mentre ricordavo tutte quelle persone che impigliate come pesci alla rete si erano fatte catturare dalla routine della quotidianità. Sotto la meravigliosa cornice di un cielo splendidamente stellato, cercavo di immaginare, una ad una, le vite di chi aveva messo la penna in un cassetto e ceduto alle lusinghe delle abitudini. Un tempo scrivevano la vita, i desideri, le emozioni, le verità, quelle meno apparenti, quelle che timidamente, timorosamente, gelosamente custodivano fra le penna e il cuore. Com’era bello vederle soffiare via la polvere dalle pagine ingiallite dalle rinunce e riversare su quei fogli gocce d’amore, di passione, di umanità. L’esistenza parallela diventava la vita di tutti i giorni; quella buona, infatti, era un soffio di magia, di condivisione. La possibilità infinita di essere se stessi passava attraverso la verità, bussava alle porte della conoscenza, spalancava le finestre dell’anima.
Intanto il buio della sera rende il cielo ancora più bello e i ricordi ancora più vivi. Ha molta importanza l’istante, il momento, l’attimo in cui la pienezza del sentire invade la mente e riempie il senso del tempo. Penso che in fondo certe cose non possono cambiare e mentre l’ordine incerto degli abbracci cercati, ricevuti e dati non smette di scaldare il cuore, sorride di smisurata dolcezza la memoria nel ripensare a chi, inavvertitamente, è scivolato via verso un’altrove che si spera buono. Come una stella, che traccia di breve luce la notte e poi scompare. Semi di luce disseminati nel cielo fertile della propria intimità.
Quella che non si vede.
Quella si nutre di silenzi, pensieri e sogni.
Quella che si compie nella scrittura, nella poesia, nell’amore.

La prevalenza della bellezza

Gelida Meraviglia

Mia cara, dopo tanta assenza oggi, torno a scrivere parole per te che di altrettanti silenzi hai caricato il tempo. Le cose della vita ci hanno legato i polsi e così ogni pensiero è rimasto, come spesso accade, prigioniero nella sfera immobile delle intenzioni; ognuno per la sua strada, con le proprie speranze, le proprie ambizioni, i sempre fertili perché, inghiottiti nelle righe di quel libro che scriviamo giorno per giorno cercando di non perdere di vista il senso buono della vita e di quel che siamo.
Per quanto un velo di stanchezza m’abbia di tanto in tanto allontanato da me stesso, l’attenzione per l’amore e la bellezza non ha mutato forza né coscienza. Del resto quanto più si leva forte la voce dello squallore e sventola alta la bandiera delle miserie umane, tanto più diventa grande la necessità di restare abbracciati a quell’ideale di bellezza che preserva la speranza e fa incontrare – e questa è una magia – sensibilità diversamente belle e similmente in viaggio. Quel sentire meraviglioso e inevitabile che consapevole della propria delicatezza vive protetto nella culla più calda della propria intimità, resta la ragione (o la follia?) che fa muovere i passi dolci dell’amore, quell’amore che non vuol essere frainteso, spiegato, predato. Non è mai stata facile, lo so, la convivenza fra due necessità (o condizioni) inconciliabili fra loro eppure, sembra, imprescindibili, e come un treno viaggia su due binari conducendo verso un’unica direzione, noi tutti si vive mantenendo separata l’apparenza dall’essenza. Non posso tuttavia tacere che a volte l’abbondanza di situazioni estreme, il bombardamento bieco di egoismi insani, le gesta ignobili di una umanità indecente, la sfrontata evidenza di abusi, ipocrisie e violenze d’ogni sorta, in una parola la manifesta indegnità del diritto all’amore espressa nei fatti da una moltitudine crescente, ecco, tutto questo fa tremare la bellezza, intimorisce la poesia, fa disamorare perfino me stesso che ho sempre creduto (e credo) nella luce che, malgrado tutto si accende, prima o poi nell’animo della gente. Così a volte la voglia di chiudere l’uscio e ritrovare l’unicità di se stesso diventa necessità, un angolo di pace per se come una briciola di pane per un pettirosso. Dove cercare e trovare la forza dei sentimenti se non in se stessi prima che negli altri? Oh, non m’illudo mia cara, che la bellezza prevalga per sempre sull’orrore ma so per certo che l’esistenza di persone meravigliose come te mantiene stabile l’equilibrio delle forze, e che solo lo splendore di un tuo sorriso, di un tuo gesto o un tuo pensiero speso in nome e per conto di quell’immensa sensibilità che hai nel cuore, getta e getterà il seme di un infinito amore e di una nuova, prevalente, elegante ed invincibile bellezza universale. E infine un abbraccio. E tu sai, come io lo so, che quando il senso di un abbraccio diventa poesia, anche giocare a fare l’amore diventa un pretesto per giungere, finalmente, a quell’abbraccio…

Riverberi di poesia

Fanciulla Louvre

A nulla serve la disperata resistenza alle melodie dell’anima, povero, tenero, inutile tentativo di contenere in un bicchiere il mare.
Una sottile pennellata di luce si svela al passare di una nuvola nera. Piccola è la luna ma grande la sua bellezza. Tre stelle schierate a difesa la contornano, mentre in basso, l’orizzonte, si rischiara. Il cerchio che racchiude il destino certe volte si allenta e quando accade svaniscono i limiti, e si schiudono finestre che si affacciano a riverberi di poesia che disarmano così a fondo il cuore da lasciarti incapace di capire e spiegare. E non sei più uomo né donna né buio né luce, né passato né futuro. No, non sei niente di niente se non un pugno di terra e d’amore, se non l’attimo di vento che si placa, la nota impossibile di un concerto che fa danzare le foglie e lievitare li sensi.
Cosa mai può importare se questo è un mondo di pazzi dove ognuno è demone e preghiera, dove si è pronti a piantare sul cuore dell’altro bandiere e presunzioni che fanno tremare l’anima a chi un’anima ce l’ha. C’è chi conosce il dolore e non ne da, chi cerca di strappare dal suo petto l’amore che si nasconde e non vuole più uscire, chi gioca e non capisce, chi invece capisce ma non sa più giocare. Cosa mai può contare chi va, chi viene, chi resta, chi sgomita e chi tace se in tutto questo essere uomini e donne – umanamente uomini e umanamente donne – non c’è umiltà e condivisione, se non c’è la ricerca di quella linfa vitale, di quel sottobosco fatto di segnali silenziosi e bellissimi che parlano come le parole non sanno fare, dalle profondità più strazianti e meravigliose dell’essere, dalle miniere di sole, sale e poesia che rivelano l’inspiegabile immensità dell’animo umano.
No, non hai pensieri quando la vita lascia cadere le sue vesti e si concede a te senza pudore. Non c’è che l’attimo, una sequenza di momenti scanditi dalla squisitezza di forme e colori. E ci fai l’amore con la vita, e la guardi negli occhi mentre sei dentro di lei e senti che il cuore non batte ma suona.
E ti viene la voglia di sorridere di tutte le cose che ieri ti facevano arrabbiare.
E ti viene la voglia di spendere una lacrima mentre ascolti un’ave Maria che graffia il cuore e dà i brividi anche a chi non crede ma ama, e ama senza limiti, il cielo che l’osserva e la terra che l’accoglie.
E ti viene la voglia di vivere senz’alibi né promesse, abbandonarti a quel giro di valzer e poesia che restituisce un’anima anche alle macerie del tempo.

La culla della concordia

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S’inarcano le fronde sotto il vento spogliandosi dei colori dell’autunno, e tutto questo cielo è un’emozione forte che si ripete ad ogni battito di ciglia. Dietro le quinte dell’apparenza dondola intanto la culla della concordia; oltre il sipario, a un niente e a un tutto di lontananza, la verità si muove inavvertita e bella lungo le trame della memoria e nel bagliore timido della coscienza. Una malinconia latente che rende dolce anche la notte si scioglie lieve come fosse cera, e calda come il pensiero, calda come il piacere, liquida come l’ora che scorre senza tempo, s’insinua come musica nell’anima. Il filo spinato non ha più spine e cinge con delicato tocco i fianchi della passione mentre la voglia varca la frontiera sul sentiero velato dell’antico incanto. Perdona e perdonati l’insaziabile peccato di tutto questo vivere che a condannare l’innocenza ci penserà l’invidia e l’indecenza del domani.